EMG nelle RADICOLOPATIE

ottobre 14, 2007

CONTRIBUTO DELL’EMG NELLA DIAGNOSI E NELL’INDIRIZZO TERAPEUTICO

Nelle fasi radicolitiche iniziali, l’innervazione pluriradicolare dei vari muscoli non permette di rilevare clinicamente alcun segno di paresi. Anche nel caso di interruzione anatomo-funzionale della conduzione di una radice, le fibre assoniche integre aumentano il numero dei rami collaterali col risultato di espandere le unità motorie residue, anche se numericamente ridotte.
Una compressione radicolare di data recente è generalmente reversibile, se ne viene rimossa la causa; al contrario, se la compressione ha agito per lungo tempo, la rimozione della causa non può garantire un recupero completo. Naturalmente, solo nella prima evenienza è indicata una precoce terapia chirurgica, mentre nei casi con sofferenza di lunga data si opta per un trattamento conservativo. Le tecniche neuroradiologiche non forniscono a tale riguardo nessuna valida informazione; l’EMG invece è in grado di individuare precocemente iniziali stati di sofferenza neuromotoria. Quindi nelle fasi acute un esame EMG positivo per sofferenza neurogena, confortato dalla dimostrazione da parte della TAC e/o della RMN di una compressione, indirizza verso la terapia chirurgica.
Nelle fasi croniche stabilizzate, in cui la sintomatologia dolorosa si è in parte risolta per disidratazione della massa comprimente, nonostante la dimostrazione elettromiografica di uno stato neuromotorio patologico, l’intervento di erniectomia non è più indicato, in quanto non sarebbe in grado di recuperare una conduzione ormai definitivamente compromessa. A questi pazienti pertanto si consiglia la fisiochinesiterapia, in particolare l’Elettrostimolazione dei gruppi muscolari deficitari, con lo scopo di aumentare la massa muscolare residua e di supplire funzionalmente al mancato reclutamento della parte paralitica.
Gli elementi elettromiografici che si ricercano nel sospetto di radicolopatia sono i seguenti:

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